Al momento stai visualizzando Simboli riciclo: sai interpretarli?

“Rendiamo il riciclo più semplice per tutti, conosci e interpreta i simboli, fai la differenza per l’ambiente!”

Sicuramente, per la raccolta differenziata c’è chi è più diligente e chi un pò meno, tuttavia è bene ricordare che alle volte, ci sono delle situazioni univoche che portano anche i più bravi e volenterosi a commettere degli errori. 

Proprio per evitare tali errori, è importante conoscere bene i simboli del riciclo, così da consentire il rispetto delle norme ambientali in fase di raccolta differenziata e da aiutare il consumatore nella corretta comprensione di ciò che si sta acquistando e riciclando. 

Spesso, infatti, ci capita di avere dei dubbi su dove gettare un determinato rifiuto, per questo esistono portali come il nostro con articoli specifici di approfondimento in grado di darti informazioni utili sul fatto che il prodotto sia riciclabile o no e soprattutto avere la certezza di dove doverlo buttare.

Simboli riciclo: se non sai come interpretarli e riconoscerli, faresti bene a leggere questo articolo, perché è fondamentale sapere come dividerli per compiere una corretta raccolta differenziata e aiutare il nostro pianeta!

 

Simboli del Riciclo e Raccolta Differenziata: come evitare errori

Quando si parla di raccolta differenziata, c’è chi la pratica con grande attenzione e chi, per fretta o poca informazione, tende a essere meno scrupoloso. Anche i consumatori più diligenti, però, possono trovarsi in situazioni dubbie che portano a commettere errori involontari.

Per ridurre al minimo questi sbagli è fondamentale conoscere e interpretare correttamente i simboli del riciclo. Questi pittogrammi, riportati sugli imballaggi, hanno un duplice obiettivo:

  • garantire il rispetto delle norme ambientali in fase di conferimento,

  • aiutare i consumatori a capire meglio cosa stanno acquistando e come smaltirlo correttamente.

Perché i Simboli del Riciclo sono Importanti

Quante volte capita di chiedersi “Dove devo buttare questo imballaggio?”. Proprio per rispondere a questo tipo di dubbi, esistono portali specializzati e articoli di approfondimento che forniscono indicazioni pratiche e affidabili su:

  • se un prodotto è riciclabile o meno,

  • in quale contenitore conferire ogni componente dell’imballaggio.

Indicazioni sulla Raccolta Differenziata

Oltre ai simboli, è fondamentale prestare attenzione alle indicazioni riportate direttamente sulle confezioni. Queste informazioni dovrebbero sempre specificare:

  • la famiglia di materiale per ciascun componente (ad esempio carta, plastica, vetro, alluminio),

  • diciture chiare come “Raccolta differenziata” o “Verifica le disposizioni del tuo Comune”.

Quest’ultima precisazione è particolarmente utile, perché le regole di conferimento possono cambiare da città a città.

Imparare a Riconoscere i Simboli

Saper interpretare i simboli del riciclo non è soltanto una questione tecnica: è un gesto concreto di responsabilità ambientale. Una corretta raccolta differenziata contribuisce a:

  • ridurre l’inquinamento,

  • migliorare l’efficienza del riciclo,

  • dare nuova vita ai materiali.

Se non sei sicuro del significato di un simbolo, informarti è sempre la scelta migliore: imparare a riconoscerli è il primo passo per compiere una raccolta differenziata efficace e aiutare il pianeta.

 

Simboli del Riciclo e Etichettatura Ambientale degli Imballaggi

Il triangolo di frecce, noto come “Chasing Arrows”, è uno dei simboli più riconoscibili nel campo del riciclo. Lo si trova principalmente sugli imballaggi in plastica e può assumere significati diversi:

  • indicare che l’imballaggio è riciclabile,

  • segnalare che è stato prodotto utilizzando, almeno in parte, materiali riciclati.

I Codici Numerici nel Triangolo

All’interno del triangolo vengono riportati numeri che identificano il tipo di plastica utilizzata:

  • da 1 a 6: ogni numero corrisponde a una tipologia specifica di plastica (PET, HDPE, PVC, LDPE, PP, PS), secondo la Decisione 129/97/CE;

  • 7: indica plastiche diverse o miste, generalmente non riciclabili.

È importante sottolineare che il simbolo “Chasing Arrows” non certifica automaticamente la riciclabilità del prodotto, ma ne determina la tipologia di materiale.

Altri Simboli Sulla Raccolta Differenziata

In alcuni casi, soprattutto su contenitori e imballaggi per liquidi, è possibile trovare anche il simbolo a forma di esagono, che fornisce indicazioni specifiche per la raccolta differenziata, come già spiegato nel paragrafo precedente.

Etichettatura Ambientale: cosa trovi sull’imballaggio?

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 116/2020, i produttori di imballaggi in plastica hanno l’obbligo di apporre una etichetta ambientale. Questo strumento ha lo scopo di:

  • identificare e classificare l’imballaggio,

  • fornire informazioni utili sul materiale,

  • guidare il consumatore verso il corretto smaltimento.

Elementi principali di un’etichetta ambientale

Su una tipica etichetta possiamo trovare:

  • Tipologia di imballaggio: vengono indicate tutte le componenti separabili manualmente (es. flacone + tappo).

  • Codice identificativo del materiale: secondo la Decisione 129/97/CE, viene riportato il codice numerico o alfanumerico che identifica il tipo di plastica o altro materiale.

  • Indicazioni sulla raccolta differenziata: oltre alla dicitura generica “raccolta differenziata”, possono comparire consigli pratici come “Verifica le disposizioni del tuo Comune”, poiché le regole possono cambiare a livello locale.

Perché leggere le etichette ambientali

Interpretare correttamente i simboli e le informazioni presenti sugli imballaggi significa:

  • conferire ogni componente nel contenitore corretto,

  • evitare errori che compromettono il processo di riciclo,

  • rispettare le normative locali, riducendo anche il rischio di sanzioni.

La conoscenza dei simboli del riciclo e delle etichette ambientali è quindi fondamentale per una raccolta differenziata efficace e per contribuire attivamente alla tutela dell’ambiente.

 

Il Simbolo di Mobius: cosa significa davvero

Il simbolo di Mobius è riconosciuto a livello internazionale come il principale simbolo del riciclo. La sua presenza su un prodotto o imballaggio indica che quel materiale è riciclabile al termine del suo utilizzo.

Simbolo Mobius: attenzione alle differenze

È importante chiarire che il Mobius semplice non significa che il materiale sia già stato riciclato, ma solo che potrà essere riciclato se correttamente conferito nella raccolta differenziata.

Quando invece all’interno del triangolo formato da frecce compare un numero percentuale, il significato cambia:

  • il dato riportato indica la quantità di materiale riciclato con cui è stato realizzato il prodotto;

  • ad esempio, la dicitura 50% segnala che la metà della confezione è stata prodotta utilizzando plastica o altri materiali provenienti da precedenti cicli di riciclo.

In questo caso, il simbolo diventa non solo un’informazione sulla riciclabilità, ma anche un’indicazione chiara sul grado di sostenibilità del prodotto.

Riepilogo dei significati

  • Mobius semplice → il prodotto è riciclabile.

  • Mobius con percentuale → il prodotto contiene una determinata quantità di materiale riciclato, indicata dal numero riportato al centro.

Perché è utile conoscere queste differenze

Anche se possono sembrare dettagli minimi, queste informazioni sono fondamentali per:

  • migliorare la corretta gestione della raccolta differenziata,

  • comprendere quanto un prodotto contribuisca realmente all’economia circolare,

  • orientare i consumatori verso acquisti più responsabili e sostenibili.

 

Il Simbolo Esagonale e l’Etichettatura Ambientale degli Imballaggi

Il simbolo esagonale è utilizzato per indicare il materiale di cui sono composti i contenitori per liquidi, attraverso la sigla riportata al suo interno. I più comuni sono quelli relativi alle plastiche, ma non mancano casi di accoppiamenti di materiali diversi.

Un esempio tipico è la sigla CA, che identifica un contenitore in cartone accoppiato ad altri materiali. In questo caso l’imballaggio viene conferito nella raccolta carta, poiché rientra tra le tipologie riciclabili. Tuttavia, non tutti gli accoppiamenti risultano riciclabili, motivo per cui è importante saper leggere e interpretare correttamente i simboli.

Etichettatura Ambientale: cosa bisogna sapere

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 116/2020, i produttori di imballaggi hanno l’obbligo di apporre l’etichetta ambientale su ogni confezione. Non si tratta di un semplice dettaglio grafico, ma di uno strumento fondamentale che consente di:

  • identificare e classificare l’imballaggio,

  • fornire informazioni chiare sul tipo di materiale,

  • guidare il consumatore nel corretto smaltimento.

Cosa si trova su un’etichetta ambientale

Un’etichetta ambientale completa dovrebbe riportare:

  • Tipologia di imballaggio: vengono indicate tutte le componenti separabili manualmente (es. bottiglia + tappo + involucro esterno).

  • Codice identificativo del materiale: ogni materiale è contrassegnato da un codice secondo la Decisione 129/97/CE. Si applica la regola del 5%, che esonera dall’indicazione dei materiali secondari sotto questa soglia.

  • Indicazioni sulla raccolta differenziata: includono diciture come “raccolta differenziata” o avvertenze come “Verifica le disposizioni del tuo Comune”, poiché le modalità possono cambiare a livello locale.

Perché l’Etichettatura è Importante

Leggere attentamente queste informazioni permette di:

  • conferire ogni componente dell’imballaggio nel contenitore corretto,

  • ridurre errori di smaltimento che compromettono il riciclo,

  • contribuire in modo concreto alla tutela dell’ambiente e all’economia circolare.

 

Il Simbolo “Chasing Arrows” e il Riciclo della Plastica

La forma triangolare composta da tre frecce, conosciuta come “Chasing Arrows”, è il simbolo più diffuso legato al riciclo della plastica. È importante però chiarire un aspetto spesso frainteso: questo pittogramma non indica se un prodotto è riciclabile o meno, ma serve esclusivamente a identificare il materiale plastico con cui è stato realizzato l’oggetto.

Il Codice all’interno del Simbolo

All’interno del triangolo compare un codice numerico che classifica il tipo di plastica (ad esempio PET, HDPE, PVC). Questo codice, definito dalla Decisione 129/97/CE, aiuta a riconoscere la composizione del materiale, ma non determina da solo la riciclabilità del prodotto.

Raccolta Differenziata: cosa considerare in Italia

Nel contesto italiano, è fondamentale ricordare che:

  • solo gli imballaggi in plastica (bottiglie, flaconi, vaschette, confezioni alimentari, ecc.) sono generalmente ammessi nella raccolta differenziata,

  • altri oggetti in plastica come giocattoli, utensili o arredi, pur riportando il simbolo “Chasing Arrows”, non rientrano tra i materiali conferibili.

Perché il Simbolo da Solo non Basta

Anche se la presenza del simbolo può indurre a pensare che un oggetto sia riciclabile, la realtà è diversa:

  • il codice identifica la tipologia di plastica,

  • la riciclabilità effettiva dipende dalla categoria di prodotto e dalle regole di raccolta locale.

Per questo motivo, prima di gettare un rifiuto di plastica nella raccolta differenziata è sempre necessario valutare se si tratta di un imballaggio. Solo in quel caso si può avere la certezza che il materiale sia gestito correttamente nel circuito del riciclo.

Simboli di Riciclaggio: come riconoscerli?

Il simbolo per il riciclo dei materiali viene definito “ciclo di mobius”. 

Il simbolo è formato da 3 frecce che formano un triangolo e possono comparire in nero oppure in verde sulle confezioni e vanno a rappresentare il simbolo della riciclabilità, ovvero che il prodotto in questione è riciclabile. 

Un esempio è il tetrapak, che possiede il simbolo di Mobius, in quanto si tratta di un materiale altamente riciclabile. 

simbolo mobius

Se invece, all’interno del simbolo Mobius troviamo un numero in percentuale, il significato sarà diverso, in quanto indicherà la quantità di materiale riciclato che il prodotto contiene. 

Esempio, se compare la scritta 50% significa che il prodotto in questione è stato realizzato per metà da materiale riciclato, si tratta in sostanza di confezioni create dal riciclo di vecchi materiali e rifiuti, quindi in parte già riciclato in passato. 

Qual’è la direttiva o il regolamento europeo rilevante per i codici di riciclaggio degli imballaggi?

Quale legge disciplina i codici di riciclaggio?

Per capire meglio i simboli e i codici riportati sugli imballaggi, è importante sapere che non sono scelti casualmente. In Europa, il quadro normativo di riferimento è la Direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, ulteriormente dettagliata dalla Decisione della Commissione 97/129/CE. Quest’ultima ha introdotto una classificazione uniforme dei materiali da imballaggio attraverso numeri e sigle, che di solito compaiono all’interno o sotto il simbolo del riciclo.

Per fare un esempio, la plastica viene distinta in diverse tipologie come PET (01), HDPE (02), PVC (03) e altre ancora. Lo stesso criterio vale anche per carta, vetro, metalli e ulteriori materiali. Questi codici rappresentano uno strumento utile sia per i consumatori, sia per gli operatori della raccolta differenziata, perché consentono di identificare subito il corretto smaltimento di ogni confezione.

Simboli Riciclaggio Rifiuti: ecco alcuni esempi di come potresti trovarli sulle confezioni!

Simboli-Riciclo-Materali

Un altro simbolo importante che potresti trovare su moltissimi prodotti in commercio è quello comunemente definito Tidy Man, che ha il compito di fornire indicazioni circa il comportamento adeguato che dovremmo adottare nei confronti di rifiuti e scarti. 

simboli riciclaggio sgnificato

Il piccolo omino che vediamo nell’immagine affianco, è semplicemente un invito a non gettare il rifiuto nell’ambiente, così da evitare sprechi e inquinamento ambientale. 

A volte, è possibile trovare insieme al simbolo, anche la dicitura “Non disperdere nell’ambiente”, questo per specificare che il rifiuti in questione non deve essere assolutamente abbandonato nell’ambiente per motivi di sicurezza, igiene e inquinamento. 

Infine, un altro simbolo materiali riciclabili al quale bisogna prestare attenzione è quello del bidone sbarrato. Infatti, sta a indicare che il prodotto non può essere gettato tra i rifiuti normali, ma contiene sostanze che potrebbero essere pericolose.

Quindi, al fine di garantire il corretto trattamento dei rifiuti, bisognerà conferirlo nel centro di raccolta più vicino a noi.

Solitamente, questo simbolo lo troviamo per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti RAEE, ovvero quelli derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. 

Riconoscere e saper interpretare il significato di tale simbolo è importante, perché permette il corretto smaltimento e il recupero di preziosi rifiuti.

simboli dei rifiuti

Simboli Riciclo Materiali

I simboli riciclo sulle confezioni sono estremamente importanti, quindi è fondamentale che impariamo a leggerli con cura. Partiamo dai simboli del riciclo più comuni, sarà indispensabile saperli capire e interpretare in modo da garantire uno smaltimento corretto e sicuro.

Vediamo insieme altri simboli rifiuti e quali sono i loro significati. 

Simbolo riciclo

Il simbolo riciclo può indicare sia che il materiale è riciclabile sia che l’imballaggio è prodotto con materiali riciclati. Si trova principalmente su imballaggi di carta, cartone e cellulosa in diverse varianti di colore (spesso le frecce sono bianche su fondo nero).

Simbolo del riciclabile

Il triangolo di frecce è il simbolo del riciclabile: lo troviamo principalmente sulle confezioni di plastica e può indicare sia che l’imballaggio è riciclabile, sia che parte del materiale che lo compone è riciclato. All’interno vengono posti dei numeri da 1 a 6 che indicano il tipo di plastica in base a un codice univoco. Se compare il numero 7 vuol dire che non è riciclabile.

Quali sono i codici ufficiali di riciclaggio per i materiali da imballaggio secondo la Decisione 97/129/CE della Commissione Europea?

I Codici Europei per il Riciclo degli Imballaggi

Per assicurare uno smaltimento corretto e conforme alle normative vigenti, la Decisione 97/129/CE della Commissione Europea ha introdotto un sistema di codici ufficiali per identificare i materiali degli imballaggi. Queste sigle consentono di riconoscere con precisione la tipologia di materiale e di conferirla nel contenitore appropriato.

I principali gruppi e le relative sigle sono i seguenti:

  • Plastica: comprende diverse tipologie contrassegnate da codici come PET (1), HDPE (2), PVC (3), LDPE (4), PP (5), PS (6) e O (7) per le altre plastiche.

  • Carta e cartone: identificati dalla sigla PAP seguita da un numero, come PAP 20 per cartone ondulato, PAP 21 per cartone non ondulato e PAP 22 per carta comune.

  • Metalli: l’acciaio è indicato con FE 40, l’alluminio con ALU 41, mentre i numeri dal 42 al 49 si riferiscono ad altri metalli.

  • Legno: WO 50 designa il legno, mentre WO 51 si riferisce al sughero.

  • Tessili: contrassegnati da TEX 60 per il cotone, TEX 61 per la juta e codici dal 62 in poi per altri tipi di tessuto.

  • Vetro: GL 70 indica il vetro trasparente, GL 71 quello verde, GL 72 il marrone; dal 74 in poi sono previsti altri tipi di vetro.

  • Materiali composti: negli imballaggi costituiti da più materiali (ad esempio carta e plastica), si utilizza la sigla “C” seguita da quella del materiale predominante, come C/PAP per carta/plastica con prevalenza della carta.

Questa codificazione, ormai sempre più visibile sulle confezioni, rende la raccolta differenziata molto più semplice e garantisce che gli imballaggi possano essere riciclati correttamente. Allo stesso tempo, agevola sia i cittadini che le aziende, facilitando l’individuazione del contenitore giusto e migliorando l’efficienza del sistema di riciclo.

Quali sono i codici di riciclaggio specifici per i diversi tipi di plastica?

Codici di Riciclo delle Plastiche

Quando si parla di plastica, comprendere il significato dei numeri presenti all’interno del triangolo di riciclo è fondamentale. Ogni numero corrisponde infatti a una tipologia specifica di materiale plastico:

1 – PET (Polietilene Tereftalato): impiegato soprattutto per bottiglie di acqua e bibite, oltre che per vaschette alimentari. È facilmente riciclabile e può essere trasformato in nuovi contenitori o in fibre tessili, come quelle usate per le felpe in pile.

2 – HDPE (Polietilene ad Alta Densità): tipico dei flaconi per detergenti, dei tappi, delle taniche e delle buste della spesa. Grazie alla sua versatilità è tra i materiali più richiesti nel riciclo.

3 – PVC (Polivinilcloruro): utilizzato per bottiglie d’olio, blister e pellicole alimentari. Risulta più complesso da riciclare rispetto ad altre plastiche.

4 – LDPE (Polietilene a Bassa Densità): si trova nei sacchetti, nelle pellicole e negli imballaggi flessibili, soprattutto quelli morbidi.

5 – PP (Polipropilene): adoperato per vasetti di yogurt, cannucce, tappi e vaschette. Può essere riciclato e riutilizzato in vari modi.

6 – PS (Polistirene/Polistirolo): usato per posate monouso, bicchieri, vaschette e materiali da imballaggio. È riciclabile, ma tende a disperdersi facilmente per la sua leggerezza.

7 – Altri: include tutte le plastiche non comprese nelle categorie precedenti o composte da più materiali. Sono in genere difficili, se non impossibili, da riciclare.

Ricorda: conoscere questi codici non solo aiuta a differenziare correttamente i rifiuti, ma consente anche di fare scelte più sostenibili durante gli acquisti quotidiani.

Il simbolo esagonale indica il materiale di cui sono composti i contenitori per i liquidi, grazie alla sigla che si trova all’interno. I più frequenti sono quelli relativi alla plastica, ma non sono rare le sigle che indicano gli accoppiamenti di materiali diversi. In questo caso, solo alcuni accoppiamenti sono riciclabili (tipo CA: cartone con altri materiali, che si getta nella carta).

Questi simboli stilizzati sono molto importanti perché ci danno già un’idea di quello che si può riciclare o meno. Vediamolo nel dettaglio.

Simbolo riciclaggio vettoriale

 

Le Principali Tipologie di Plastica Secondo la Decisione 129/97/CE

La Decisione 129/97/CE della Commissione Europea ha introdotto un sistema di identificazione dei materiali plastici basato su numeri e sigle. Questo sistema permette di riconoscere rapidamente il tipo di plastica con cui è realizzato un imballaggio e, di conseguenza, di conferirlo correttamente nella raccolta differenziata.

Di seguito una panoramica delle principali tipologie di plastica e dei loro usi quotidiani.

1 – PET (Polietilene Tereftalato)

Il PET è uno dei materiali plastici più diffusi. Lo si trova principalmente in:

  • bottiglie per acqua e bibite,

  • contenitori trasparenti per alimenti.

È un materiale riciclabile in modo abbastanza efficiente, anche se non è progettato per un riutilizzo diretto prolungato.

2 – HDPE (Polietilene ad Alta Densità) e 4 – LDPE (Polietilene a Bassa Densità)

Queste due varianti di polietilene sono largamente utilizzate in:

  • flaconi di detersivi e detergenti,

  • vasetti e contenitori rigidi,

  • pellicole trasparenti,

  • sacchetti per la spesa.

La differenza principale è nella densità:

  • l’HDPE è più rigido e resistente,

  • l’LDPE è più flessibile e sottile.

Entrambi sono accettati nei circuiti di riciclo, anche se con modalità differenti a seconda del Comune.

3 – PVC (Cloruro di Polivinile)

Il PVC trova largo impiego soprattutto nel settore edilizio, ad esempio in:

  • tubazioni e canaline,

  • finestre e profili,

  • materiali da costruzione.

È una plastica resistente ma più complessa da riciclare rispetto ad altre tipologie.

5 – PP (Polipropilene)

Il polipropilene è molto comune nella vita quotidiana. Viene usato per:

  • contenitori alimentari come vasetti per yogurt,

  • tappi di bottiglia,

  • cannucce e stoviglie monouso.

È resistente alle alte temperature e, a differenza del PVC o del PS, è più facilmente riciclato.

6 – PS (Polistirolo)

Il polistirolo è impiegato in diverse forme:

  • come polistirolo espanso, per imballaggi protettivi e contenitori per alimenti da asporto,

  • in edilizia, sotto forma di pannelli isolanti.

Nonostante sia leggero e versatile, il suo riciclo è ancora poco diffuso.

7 – Altri Materiali Plastici

In questa categoria rientrano tutte le plastiche non incluse nei codici precedenti, come:

  • poliammide (PA),

  • ABS (Acrilonitrile Butadiene Stirene),

  • plastiche biodegradabili o compostabili.

In questi casi è fondamentale cercare la sigla specifica del materiale sull’imballaggio, così da smaltirlo correttamente secondo le indicazioni comunali.

Perché Conoscere i Simboli delle Plastiche

Saper leggere i simboli di identificazione della plastica aiuta i consumatori a:

  • fare acquisti più consapevoli,

  • smaltire correttamente gli imballaggi,

  • ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti quotidiani.

 

Simboli Obbligatori sui Prodotti Monouso: cosa prevede il Regolamento UE 2020/2151

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2020/2151 ha introdotto l’obbligo di apporre specifici simboli sui prodotti monouso contenenti plastica, totale o parziale. L’obiettivo è duplice: da un lato rendere immediatamente riconoscibili i prodotti che hanno un impatto significativo sull’ambiente, dall’altro orientare i consumatori verso una corretta gestione e uno smaltimento responsabile.

Dove devono essere apposti i simboli

I pittogrammi previsti dalla normativa devono comparire:

  • sul prodotto stesso, se le caratteristiche tecniche lo consentono;

  • sull’imballaggio esterno, qualora non sia possibile applicarli direttamente sull’oggetto.

Il regolamento definisce in maniera puntuale modalità, colori, proporzioni e dimensioni dei simboli, così da garantirne la visibilità e l’uniformità a livello europeo.

Prodotti soggetti all’obbligo di etichettatura

Secondo il Regolamento UE 2020/2151, le categorie di prodotti monouso che devono riportare obbligatoriamente i simboli sono:

  • Assorbenti igienici, inclusi assorbenti femminili e salva-slip

  • Tamponi e relativi applicatori

  • Prodotti del tabacco con filtro, come le sigarette

  • Filtri commercializzati separatamente

  • Tazze e bicchieri per bevande monouso

Perché questi simboli sono importanti

L’introduzione di questa etichettatura ha una forte valenza ambientale. Questi prodotti, infatti, sono tra i più diffusi tra i rifiuti plastici dispersi nell’ambiente e spesso vengono utilizzati una sola volta prima di essere smaltiti.

Grazie ai simboli obbligatori:

  • i consumatori sono maggiormente consapevoli della presenza di plastica nei prodotti di uso quotidiano;

  • si riducono gli errori di conferimento nella raccolta differenziata;

  • viene favorito un comportamento più responsabile, in linea con gli obiettivi dell’economia circolare e della riduzione dei rifiuti.

L’etichettatura obbligatoria dei prodotti monouso con plastica rappresenta un passo concreto per limitare l’impatto ambientale di oggetti di largo consumo. Riconoscere immediatamente la presenza di plastica ci aiuta a compiere scelte più consapevoli e a gestire correttamente i rifiuti, contribuendo a ridurre l’inquinamento e a proteggere l’ambiente.

 

Regole per l’Etichettatura degli Imballaggi in Plastica

L’etichettatura degli imballaggi in plastica è diventata un tema centrale nella gestione dei rifiuti e nella comunicazione ambientale. Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 116/2020, la normativa italiana ha reso obbligatorio fornire informazioni chiare e uniformi su ogni imballaggio, così da guidare correttamente consumatori e operatori nella raccolta differenziata.

Normativa sull’Etichettatura degli Imballaggi in Plastica

Secondo il decreto, tutti i produttori hanno l’obbligo di apporre un’etichetta ambientale che riporti indicazioni utili per identificare i materiali e smaltirli correttamente. Questa regola non riguarda soltanto chi si occupa del riciclo, ma coinvolge anche i cittadini, chiamati a gestire in modo responsabile i propri rifiuti.

Cosa Deve Contenere l’Etichetta degli Imballaggi

Un’etichetta corretta per gli imballaggi in plastica deve includere:

1. Tipo di imballaggio

Devono essere elencate tutte le componenti separabili manualmente, come tappi, involucri o inserti. Ogni parte deve essere chiaramente identificata e, se necessario, differenziata singolarmente.

2. Codice identificativo del materiale

In base alla Decisione 129/97/CE, ogni componente deve riportare il codice del materiale: ad esempio PET per le bottiglie, HDPE per i flaconi e così via. Se una parte pesa meno del 5% rispetto all’imballaggio totale, l’obbligo di segnalazione può essere ridotto.

3. Indicazioni sulla raccolta differenziata

L’etichetta deve contenere istruzioni semplici e intuitive, come “Raccolta Plastica”. In aggiunta, è consigliato inserire avvertenze specifiche, ad esempio “Verifica le disposizioni del tuo Comune”, così da ridurre al minimo errori di conferimento.

Perché l’Etichettatura è Importante

L’etichettatura ambientale degli imballaggi ha un duplice scopo:

  • garantire una raccolta differenziata più efficiente, migliorando la qualità del riciclo;

  • responsabilizzare i consumatori, rendendoli consapevoli del corretto smaltimento quotidiano degli imballaggi in plastica.

In questo modo, la normativa non solo promuove una maggiore trasparenza da parte delle aziende, ma contribuisce anche alla tutela dell’ambiente, riducendo la dispersione dei rifiuti e favorendo l’economia circolare.

 

Certificazione “Plastica Seconda Vita” (PSV): che cos’è e come riconoscerla

Tra i simboli che si possono incontrare sugli imballaggi durante la raccolta differenziata, uno dei più rilevanti è quello della Plastica Seconda Vita (PSV). Ma cosa significa esattamente questa certificazione ambientale e perché è così importante?

Che cos’è la Certificazione Plastica Seconda Vita

La certificazione PSV attesta che un prodotto o un imballaggio è stato realizzato utilizzando materie plastiche riciclate, provenienti da:

  • rifiuti raccolti attraverso la raccolta differenziata,

  • scarti industriali reintrodotti nel ciclo produttivo.

In altre parole, questo marchio rappresenta la garanzia che il materiale ha già avuto una “seconda vita”, contribuendo a ridurre lo smaltimento in discarica e a valorizzare la filiera del riciclo.

Come si Riconosce il Simbolo PSV

Il simbolo della Plastica Seconda Vita compare generalmente:

  • sull’etichetta del prodotto,

  • direttamente sull’imballaggio.

È riportato con una sigla o con un marchio grafico ben visibile e rappresenta un chiaro riferimento per i consumatori che vogliono orientarsi verso scelte più sostenibili e responsabili.

Perché la Certificazione PSV è Importante

L’adozione di questo sistema porta benefici concreti sia all’ambiente che al consumatore:

  • riduce il consumo di plastica vergine e l’impatto ambientale,

  • promuove l’economia circolare e la riduzione degli sprechi,

  • offre ai consumatori consapevoli un criterio oggettivo per scegliere prodotti riciclati e sostenibili.

Un Segnale di Consumo Responsabile

Essere in grado di riconoscere il marchio PSV significa contribuire attivamente a un modello produttivo più rispettoso dell’ambiente. Ogni scelta di acquisto orientata alla Plastica Seconda Vita diventa un gesto concreto per sostenere il riciclo, limitare i rifiuti e promuovere un approccio più attento alla gestione delle risorse.

 

Simbolo della Biodegradabilità: esiste davvero?

Quando si parla di biodegradabilità, molti consumatori si chiedono se esista un simbolo ufficiale che identifichi in maniera univoca gli imballaggi o i materiali plastici biodegradabili.

La risposta è chiara: non esiste al momento un simbolo universale e legalmente riconosciuto per la biodegradabilità, a differenza di quanto accade per i loghi del riciclo o della compostabilità.

Cosa si trova oggi sulle confezioni

Nella pratica, è possibile imbattersi in confezioni con diciture come “biodegradabile” accompagnate da simboli grafici che richiamano foglie, natura o cicli di degradazione. Tuttavia:

  • questi loghi non hanno valore normativo,

  • possono variare da produttore a produttore,

  • non garantiscono in modo oggettivo la reale biodegradabilità del materiale.

Certificazioni Ufficiali per la Biodegradabilità

Per avere una garanzia concreta, è importante cercare la presenza di marchi di certificazione rilasciati da enti indipendenti, come:

  • TÜV Austria,

  • OK Biodegradable.

Queste certificazioni si basano su standard europei rigorosi, tra cui la norma EN 14046, che valuta la reale biodegradabilità attraverso test specifici. Un esempio di criterio previsto: almeno il 90% del materiale deve degradarsi in anidride carbonica entro sei mesi.

Come Orientarsi nelle Scelte

In attesa di un simbolo ufficiale e univoco, i consumatori possono tutelarsi in questo modo:

  • controllare sempre l’etichetta del prodotto,

  • verificare la presenza di certificazioni riconosciute da enti terzi,

  • diffidare di simboli generici o non accompagnati da riferimenti normativi.

Scegliere prodotti con certificazione di biodegradabilità verificata significa contribuire a ridurre l’impatto ambientale, evitando il rischio di affidarsi a loghi puramente commerciali.

 

Simboli della Plastica Biodegradabile e Compostabile

Per distinguere i materiali plastici realmente biodegradabili e compostabili da quelli che si presentano solo come tali, è fondamentale conoscere i simboli ufficiali di certificazione. Questi marchi, visibili su imballaggi, sacchetti e stoviglie monouso, rappresentano una vera e propria “garanzia verde”, poiché attestano il rispetto di rigidi standard ambientali.

Differenza tra Biodegradabile e Compostabile

Non tutte le plastiche biodegradabili sono anche compostabili. Per essere definito compostabile, un materiale deve rispettare requisiti molto stringenti stabiliti dalla norma europea UNI EN 13432, tra cui:

  • degradarsi almeno al 90% entro 6 mesi,

  • disintegrarsi in frammenti molto piccoli in tempi brevi,

  • non lasciare residui tossici o sostanze nocive nel compost finale.

In pratica, un materiale compostabile non solo si decompone, ma lo fa in modo rapido, completo e sicuro per l’ambiente.

I Principali Simboli di Certificazione

Esistono diversi marchi rilasciati da enti certificatori riconosciuti a livello internazionale. I più diffusi sono:

  • DIN Certco (Germania) – uno dei principali enti di certificazione europea.

  • OK Compost di TÜV Austria (ex Vincotte, Belgio) – tra i marchi più conosciuti e diffusi a livello mondiale.

  • CIC – Consorzio Italiano Compostatori (Italia) – garanzia specifica per il mercato italiano.

Tutti questi simboli si basano sugli stessi criteri stabiliti dalla UNI EN 13432, che definisce i requisiti tecnici per la certificazione di compostabilità.

Come Riconoscere e Smaltire Correttamente

Se su un sacchetto o un imballaggio trovi uno di questi simboli ufficiali, puoi conferirlo tranquillamente nella raccolta dell’umido organico, certo di rispettare le regole della differenziata e di contribuire alla tutela dell’ambiente.

 

Qual è il Simbolo Alternativo del PET sulle Bottiglie?

Il PET (polietilene tereftalato) è una delle plastiche più utilizzate al mondo, in particolare per la produzione di bottiglie per bevande. Generalmente viene identificato attraverso il classico triangolo delle frecce con il numero 1 al centro, il codice internazionale che ne certifica la tipologia ai fini della raccolta differenziata e del riciclo.

Il Simbolo Alternativo del PET

Oltre al triangolo, nel corso degli anni è stato impiegato anche un simbolo alternativo per il PET. In passato, infatti, era comune trovare:

  • la sigla “PET” stampata direttamente sul fondo della bottiglia,

  • la stessa sigla racchiusa in un cerchio o in un quadrato,

  • talvolta accompagnata dal numero 1, che rimane il codice identificativo ufficiale del materiale.

Questo sistema di marcatura aveva lo scopo di rendere più immediata l’identificazione del materiale da parte dei consumatori e di facilitare la corretta separazione nella raccolta differenziata.

Perché è Importante Riconoscere il Simbolo PET

Saper individuare i simboli e le sigle del PET è fondamentale per:

  • conferire correttamente le bottiglie nella raccolta plastica,

  • favorire un riciclo efficiente,

  • ridurre gli errori di smaltimento e l’impatto ambientale.

Anche se oggi prevale il triangolo con il numero 1, il simbolo alternativo rappresenta un pezzo di storia nella comunicazione ambientale, che ha contribuito a sensibilizzare i cittadini sull’importanza della corretta gestione dei rifiuti in plastica.

 

Tabella dei Simboli del PET sulle Bottiglie

SimboloDescrizioneSignificato / Utilizzo
♻️ Triangolo con numero 1Il simbolo più comune e attuale, con tre frecce che formano un triangolo e il numero 1 al centro.Identifica il PET (Polietilene Tereftalato) secondo la Decisione 129/97/CE. È il codice ufficiale per la raccolta differenziata e il riciclo.
PET (solo sigla)La scritta “PET” stampata sul fondo o sul corpo della bottiglia.Simbolo alternativo usato storicamente per distinguere rapidamente il materiale plastico.
PET dentro un cerchio o quadratoLa sigla “PET” racchiusa da una forma geometrica, spesso accompagnata dal numero 1.Versione grafica alternativa, utile a rendere più evidente la tipologia di plastica.

 

 

Biodegradabilità vs Compostabilità: facciamo chiarezza

Uno dei temi che più genera confusione quando si parla di materiali plastici “eco-friendly” riguarda la differenza tra biodegradabilità e compostabilità. Sebbene i due termini vengano spesso usati come sinonimi, in realtà indicano concetti molto diversi.

Cosa significa Biodegradabile

Un materiale biodegradabile è in grado di essere scomposto dai microrganismi naturalmente presenti nell’ambiente, come batteri e funghi. Durante questo processo il materiale si trasforma in:

  • acqua,

  • anidride carbonica,

  • biomassa.

Tuttavia, il termine biodegradabile non garantisce né la velocità del processo né l’assenza di residui indesiderati. Un materiale può essere biodegradabile anche se impiega anni a decomporsi o se lascia scarti difficili da smaltire.

Cosa significa Compostabile

Un materiale compostabile è sempre biodegradabile, ma con requisiti molto più stringenti. Infatti, per ottenere la certificazione di compostabilità (secondo la norma UNI EN 13432), deve:

  • disintegrarsi in frammenti inferiori a 2 mm entro circa 3 mesi,

  • degradarsi almeno al 90% in un arco di 6 mesi,

  • non lasciare tracce o sostanze tossiche nel compost finale.

In questo modo il materiale non solo si decompone, ma si trasforma in compost, ovvero un fertilizzante naturale utilizzabile in agricoltura.

La Regola Generale

  • Tutti i materiali compostabili sono biodegradabili.

  • Non tutti i materiali biodegradabili sono compostabili.

Questa distinzione è fondamentale per capire dove gettare correttamente un imballaggio:

  • se è certificato compostabile, può essere smaltito nell’organico;

  • se è solo biodegradabile, non necessariamente va nell’umido e richiede ulteriori verifiche.

Come Evitare Errori nello Smaltimento

Per non sbagliare, è importante controllare il simbolo presente sull’etichetta:

  • il marchio di compostabilità garantisce la conformità alla normativa europea e l’idoneità al conferimento nell’umido;

  • la sola dicitura biodegradabile non basta per stabilire il corretto smaltimento.

 

Tabella Comparativa: Biodegradabile vs Compostabile

CaratteristicaBiodegradabileCompostabile
DefinizioneMateriale che può essere scomposto da microrganismi (batteri, funghi) in sostanze semplici come acqua, CO₂ e biomassa.Materiale biodegradabile che, in condizioni controllate, si trasforma in compost (fertilizzante naturale).
Tempi di degradazioneNon specificati: può impiegare anche anni.Entro 6 mesi, con almeno il 90% di degradazione.
Requisiti normativiNessuno standard unico e vincolante.Certificazione secondo la norma UNI EN 13432.
DisintegrazioneNon garantita: possono rimanere frammenti visibili o residui.Deve disintegrarsi in frammenti < 2 mm entro circa 3 mesi.
Residui finaliPossono essere presenti sostanze indesiderate o tossiche.Nessun residuo nocivo: il compost finale deve essere sicuro per l’ambiente.
Smaltimento correttoNon sempre nell’umido: dipende dal tipo di materiale e dalle indicazioni in etichetta.Può essere conferito nella raccolta organica (umido).
Garanzia simboloSpesso indicato con diciture generiche o simboli non normati.Identificato da marchi ufficiali come OK Compost (TÜV Austria), DIN Certco, CIC.

 

Quali sono i simboli riciclaggio plastica?

Nell’immagine qui di lato, possiamo vedere sintetizzati i simboli riciclo rifiuti più frequenti e comuni per quanto riguarda lo smaltimento della plastica. 

Si tratta di simboli molto facili da ricordare perché iniziano tutti con la P e sicuramente il più frequente e conosciuto è il PET, la cui sigla sta per polietilene teleftalato, ovvero materiali plastici non riciclabili.

raccolta-differenziata-plastica

Se la plastica è riciclabile andrà nel secchio differenziato, mentre se non riciclabile, quindi non potrà essere lavorata per creare nuove confezioni e nuovi materiali occorrerà gettarla nel secchio del secco o dell'indifferenziato.
Ad esempio, la plastica utilizzata nell'edilizia solitamente non è riciclabile.

 

Il Simbolo “Chasing Arrows” e gli Altri Pittogrammi sui Materiali Plastici

La forma triangolare composta da tre frecce ricurve, conosciuta come “Chasing Arrows”, è il simbolo più noto legato al mondo del riciclo. Spesso frainteso, non indica direttamente se un prodotto è riciclabile o meno, ma serve a identificare il materiale plastico con cui l’oggetto è stato realizzato.

Il Ruolo dei Simboli sugli Imballaggi

I simboli riportati su imballaggi e materiali non sono semplici elementi grafici: rappresentano informazioni essenziali per il consumatore. Sono apposti dai produttori per comunicare, in modo sintetico, dati tecnici e ambientali. Tuttavia, senza conoscere la legenda di riferimento, possono risultare poco chiari.

Cosa Possono Indicare i Simboli

I pittogrammi presenti su prodotti e confezioni possono fornire diverse tipologie di informazioni:

  • Pericolosità: segnalano se un prodotto è infiammabile, tossico o irritante.

  • Presenza o assenza di materiali specifici: ad esempio, la presenza di nickel o di sostanze allergeniche.

  • Modalità di smaltimento: indicano come conferire correttamente il prodotto o il suo imballaggio a fine vita.

  • Durata del prodotto: riportano la data di scadenza o la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”.

  • Certificazioni: comunicano eventuali attestazioni di sostenibilità, provenienza o qualità.

  • Indicazioni d’uso: specificano istruzioni pratiche, come le modalità di lavaggio o le limitazioni d’uso per alcune fasce d’età.

  • Conformità a standard nazionali o internazionali: ad esempio il marchio CE, che garantisce la conformità alle normative europee.

Altri Simboli Sulla Differenziata

In alcuni casi, soprattutto su contenitori e imballaggi per liquidi, è possibile trovare ulteriori simboli legati alla raccolta differenziata, come il pittogramma a forma di esagono, citato anche nel paragrafo precedente, che fornisce indicazioni specifiche sul corretto conferimento.

La forma triangolare che rappresenta i simboli di riciclaggio materiali in plastica chiamato “Chasing Arrows”, non indica se il prodotto è riciclabile o meno, ma determina il materiale del quale è fatto l’oggetto

In alcuni casi, su contenitori e imballaggi per liquidi è possibile trovare il simbolo differenziata a forma di esagono, come quello specificato nel paragrafo precedente. 

Come si Smaltiscono i Rifiuti in Plastica Multicomponente?

Lo smaltimento della plastica multicomponente è uno degli aspetti più delicati della raccolta differenziata. Si tratta infatti di quegli imballaggi composti da più materiali, non sempre facilmente separabili. La normativa e le linee guida del Consorzio COREPLA chiariscono come comportarsi per evitare errori.

Regole Generali per la Plastica Multicomponente

La regola di base è semplice:

  • Se i materiali si possono separare manualmente, ciascun componente va conferito nel contenitore corretto.

  • Se non si possono separare a mano, bisogna considerare le percentuali di ciascun materiale.

In particolare:

  • se il materiale secondario pesa meno del 5% del totale, l’imballaggio viene considerato monomateriale e segue la raccolta differenziata del materiale prevalente (es. plastica);

  • se invece la componente secondaria supera il 5%, occorre smaltire secondo le indicazioni specifiche riportate sull’etichetta.

Esempi Pratici di Smaltimento

Per chiarire meglio, ecco alcuni casi comuni di imballaggi in plastica multicomponente:

  • Bottiglia di plastica con tappo in metallo: se il tappo pesa meno del 5% rispetto al resto, l’intero imballaggio va conferito nella raccolta plastica.

  • Confezioni alimentari con finestrelle trasparenti: se la plastica aggiuntiva rappresenta meno del 5% del peso totale, l’imballaggio va gettato nel contenitore del materiale principale.

Verifica delle Etichette e Indicazioni Locali

Ogni imballaggio dovrebbe riportare simboli e codici identificativi che aiutano a capire dove conferirlo. Tuttavia, in presenza di materiali accoppiati o casi particolari, è sempre consigliabile:

  • controllare le istruzioni sull’etichetta ambientale;

  • verificare le regole del proprio Comune;

  • consultare le linee guida del COREPLA per avere conferma sul corretto smaltimento.

Perché è Importante Smaltire Correttamente

Una corretta gestione della plastica multicomponente consente di migliorare l’efficienza della raccolta differenziata, ridurre i rifiuti in discarica e favorire il riciclo. Inoltre, contribuisce a rendere il consumatore più consapevole e responsabile nella gestione quotidiana dei rifiuti.

Simboli raccolta differenziata rifiuti

Simboli riciclo rifiuti

Sopra sono elencati altri simboli raccolta differenziata importanti: questo per farci capire che dobbiamo sempre controllare i simboli di riciclo apposti sulle etichette se non vogliamo rischiare di incorrere in pesanti sanzioni e di inquinare l’ambiente.

Che dire dei rifiuti speciali? Se devi smaltire questa tipologia di rifiuto non puoi ricorrere alla raccolta differenziata, ma devi affidarti a una ditta esperta e competente.

Se abiti a Milano puoi fare affidamento sui nostri partner di Discarica Milano, che si occuperanno di ritirare, trasportare e conferire nel centro di trattamento i tuoi rifiuti, promuovendo così la corretta gestione e salvaguardando l’ambiente!

Di fianco, troviamo i simboli rifiuti differenziati, che spesso troviamo stampati sull’etichetta, scopriamo insieme di cosa si tratta. 

La sigla VE sta per vetro, CA sta per carta, AL sta per alluminio, ACC sta per acciaio, PI invece per poliaccoppiati.

Ovviamente, queste sigle sono importanti per capire come e in che modo poter riciclare o trattare i rifiuti in questione senza inquinare l’ambiente ma anzi attuando operazioni di riciclaggio. 

simboli-per-raccolta-differenziata

Vediamo invece come interpretare gli altri rifiuti: il simbolo con la fiamma sta a indicare che il prodotto è infiammabile e lo possiamo trovare ad esempio sulle confezioni spray. 

Il simbolo del teschio invece indica che il prodotto è tossico, bicchiere e forchetta invece vogliono intendere che il prodotto in questione è idoneo al contatto con sostanze alimentari. 

La X o il punto esclamativo vogliono stare a indicare che il prodotto è nocivo per la salute. Vediamo insieme quali altri possono essere i possibili simboli di riciclaggio presenti su confezioni e rifiuti. 

Simboli riciclo materiali

Molto diffuso in nord Europa, questo simbolo indica che l’azienda produttrice aderisce a un sistema di raccolta rifiuti: in Italia lo troviamo principalmente sui prodotti importati.

Questo simbolo è un invito ad appiattire il rifiuto riciclabile per ridurne il volume: è particolarmente indicato per il tetrapak o le bottiglie di plastica.

Simboli materiali riciclabili

Questo simbolo appare sulle confezioni dei cosmetici o dei prodotti per la cura della persona: il numero accanto alla “M” indica il numero di mesi di validità del prodotto.

Simboli differenziata

Simboli per il riciclaggio

I simboli di riciclaggio sono importanti perché aiutano i consumatori a identificare quali prodotti possono essere riciclati e come. Forniscono istruzioni chiare sul tipo di materiali da riciclare e sulle misure da adottare per smaltirli correttamente.

Ciò contribuisce a garantire che gli articoli siano gestiti in modo responsabile dal punto di vista ambientale, riducendo la quantità di rifiuti che finiscono in discarica. Inoltre, questi simboli segnalano ai consumatori i potenziali rischi associati a determinati materiali e ricordano loro di riciclare in modo responsabile.

I simboli del riciclaggio servono a identificare i materiali che possono essere riciclati. Questi simboli si trovano solitamente sul fondo dei contenitori di plastica, dei prodotti di carta e di altri articoli realizzati con materiali riciclabili. I tre simboli di riciclaggio più comuni sono il simbolo delle “frecce che si rincorrono” (un triangolo con tre frecce che puntano in direzioni diverse), il simbolo “riciclo” (un numero all’interno di un triangolo) e il Mobius Loop (un segno di infinito).

Ogni simbolo indica che un determinato materiale può essere riciclato e deve essere inserito nel proprio contenitore per la raccolta. È importante notare che alcuni articoli possono richiedere istruzioni specifiche per il riciclaggio, quindi è sempre meglio verificare con il comune o con l’azienda di gestione dei rifiuti per ulteriori informazioni.

Il modo migliore per sapere se un articolo è riciclabile o meno è quello di verificare con il gestore locale dei rifiuti. È anche possibile cercare online articoli specifici e individuare le linee guida per il riciclaggio. Inoltre, molte città dispongono di risorse come app o siti web che forniscono informazioni su quali materiali possono essere riciclati.

1. Raccolta: I rifiuti vengono raccolti dalle famiglie, dalle imprese e da altre fonti nell’area locale. Possono essere raccolti in bidoni, sacchi o contenitori a seconda del tipo di rifiuto.
2. Separazione: Dopo la raccolta, i rifiuti vengono separati nei loro diversi componenti – carta, metallo, plastica, vetro ecc. – in modo da poterli riciclare in modo più efficiente.
3. Trattamento: I rifiuti vengono quindi trattati in base al loro tipo e alla loro composizione: ad esempio, la carta può essere sminuzzata e trasformata in pasta per essere riutilizzata come prodotto cartaceo o in scatole di cartone. I metalli vengono solitamente fusi e trasformati in nuovi prodotti, come parti di automobili o lattine. La plastica viene selezionata per tipo prima di essere fusa e trasformata in nuovi prodotti, come bottiglie o materiali da imballaggio. Il vetro viene frantumato e utilizzato per produrre isolanti in fibra di vetro o aggregati stradali.
4. Riciclaggio: Una volta trattati, i rifiuti possono essere riciclati in nuovi materiali o prodotti che possono essere riutilizzati in un ciclo sostenibile di produzione e consumo.
5. Smaltimento: Tutti i rifiuti rimanenti che non possono essere riciclati vengono smaltiti in modo sicuro, in conformità con le norme ambientali, al fine di evitare qualsiasi potenziale contaminazione dell’aria, dell’acqua o delle risorse del suolo.

I materiali non riciclabili finiscono in genere in una discarica o in un inceneritore. In alcuni casi, i materiali possono essere riutilizzati per altri scopi, come ad esempio la riconversione di contenitori di plastica da utilizzare come fioriere o contenitori.

I simboli di riciclaggio più comuni in Italia si trovano sulle confezioni della maggior parte dei prodotti. Questi simboli includono un bidone con un numero all’interno, che rappresenta il tipo di materiale che deve essere inserito nel rispettivo bidone:
1 – Plastica
2 – Carta
3 – Vetro
4 – Metallo
5 – Rifiuti organici (biodegradabili)
6 – Rifiuti pericolosi
7 – Altri materiali riciclabili